“Ora basta divisioni”: Piazza Primo Maggio abbraccia Francesco Cardone nel comizio finale
PALMI – Un comizio di chiusura dai toni intensi, identitari e fortemente politici. In una Piazza Primo Maggio gremita, Francesco Cardone ha chiuso la campagna elettorale rivendicando l’esperienza amministrativa maturata negli ultimi anni, difendendo il lavoro svolto dall’amministrazione uscente e attaccando duramente metodo, linguaggio e strategie degli avversari.
Ad aprire la serata è stata la professoressa e attrice teatrale Lilli Sgrò, che ha richiamato il valore simbolico della piazza e l’urgenza di ricucire una comunità segnata dalle contrapposizioni. «Ora basta. Ora è il momento della concordia», ha detto, descrivendo Palmi come «uno scrigno di storia, bellezza e identità profonda» e indicando in Cardone una figura capace di coniugare competenza, ascolto e senso di responsabilità.
A introdurre l’ingresso del candidato è stato poi il dottor Raffaele Perelli, che ha parlato di un vero e proprio passaggio di testimone. Perelli ha rivendicato i risultati dell’amministrazione guidata da Giuseppe Ranuccio, ricordando anche il ruolo della Sindaca facente funzioni Solidea Schipilliti, e ha definito Cardone una figura in grado di «ispirare e motivare», sottolineando l’esperienza maturata da presidente del Consiglio comunale.
Salito sul palco tra applausi e cori, Cardone ha aperto il proprio intervento ringraziando la piazza e i sostenitori: «Vi voglio un bene dell’anima. In poco tempo siete diventati la mia famiglia politica».
Da lì, il candidato ha scelto di affrontare subito il tema del mancato confronto pubblico con Giovanni Calabria, rivendicando la correttezza della propria campagna elettorale e accusando gli avversari di avere sottratto alla città un’occasione di scelta consapevole.
«Mi dovreste individuare un solo messaggio in cui io o qualcuno dei miei candidati abbiano usato aggressività o mancanza di rispetto nei confronti del mio avversario. Non ne troverete uno».
Secondo Cardone, il confronto non sarebbe mai stato una sua pretesa personale, ma una richiesta arrivata direttamente dalla cittadinanza, dalle associazioni e soprattutto dalla Consulta giovanile cittadina, che il candidato ha difeso pubblicamente dopo le polemiche degli ultimi giorni: «Ragazzi straordinari che sono stati insultati pubblicamente».
Cardone ha ricostruito dal palco le interlocuzioni avvenute per organizzare il dibattito pubblico, sostenendo che il regolamento fosse stato condiviso e accettato da entrambe le parti e che il rinvio fosse legato soltanto alla scelta del moderatore. Ha raccontato persino di avere proposto che fossero gli avversari a scegliere moderatore, domande e modalità del confronto: «Trovate l’arbitro, trovate la palla, scegliete il campo, fate quello che volete, ma consentite alla città il diritto di scegliere con convinzione».
Da qui l’accusa più netta rivolta all’avversario politico: quella di avere negato agli elettori la possibilità di assistere a un confronto pubblico tra i due candidati sindaco.
Ampio spazio è stato dedicato anche al voto disgiunto, che Cardone ha definito «il punto più alto della democrazia», contestando chi, a suo dire, ne avrebbe messo in discussione la legittimità o ne avrebbe fatto un argomento di paura politica.
«Il voto disgiunto è previsto dalla legge ed è il punto più alto della democrazia», ha sostenuto dal palco, spiegando che i cittadini hanno il diritto di scegliere liberamente sia il sindaco sia i consiglieri comunali che ritengono più capaci.
Secondo il candidato, scoraggiare il voto disgiunto significherebbe limitare la libertà degli elettori e dimostrare insicurezza politica. «Avete forse paura che qualcuno possa scegliere un vostro consigliere comunale e Francesco Cardone come sindaco?».
Tra gli applausi della piazza, Cardone ha poi rilanciato sostenendo che il problema reale degli avversari sarebbe stato «avere sbagliato candidato», accusandoli di essersene accorti soltanto durante la campagna elettorale.
Ma la parte più dura del suo intervento è arrivata quando il candidato ha ricostruito la nascita della propria candidatura a sindaco, definendola «un momento di verità» e raccontando i retroscena politici successivi all’elezione di Giuseppe Ranuccio al Consiglio regionale.
Secondo Cardone, la scelta del candidato sarebbe maturata coinvolgendo consiglieri comunali, assessori, componenti delle partecipate e figure vicine alla coalizione, con l’obiettivo di trovare una figura capace di «tenere insieme il gruppo» e guidarlo verso una nuova esperienza amministrativa. «Il gruppo ha scelto me quasi all’unanimità», ha affermato.
Il candidato ha quindi parlato apertamente della rottura politica e personale con Salvatore Celi, definendola soprattutto una ferita umana: «Vincere o perdere le elezioni non cambia la mia vita. I rapporti personali sì».
Cardone ha contestato duramente la scelta dell’ex alleato di schierarsi con l’opposizione dopo avere ricoperto ruoli centrali nell’amministrazione cittadina, in particolare nei settori economici e finanziari più spesso criticati dagli avversari politici. «Non è coerente essere stati offesi per quattro anni per il lavoro svolto e poi andare a braccetto con chi ti ha offeso».
Nel prosieguo del discorso, il candidato ha rivendicato il metodo seguito durante la campagna elettorale, sostenendo di avere costruito il rapporto con gli elettori attorno ai contenuti programmatici e non alle promesse personali.
«I cittadini palmesi sono maturi. Quando andavo nelle case mi chiedevano cosa intendessi fare per la città».
Cardone ha ricordato che il proprio programma amministrativo fosse già pubblico e consultabile online, aggiungendo che molti temi proposti dagli avversari sarebbero risultati «sostanzialmente sovrapponibili» ai suoi.
Da qui la domanda politica posta direttamente alla piazza: «Perché scegliere Calabria?». Un interrogativo accompagnato da un attacco frontale alla coalizione avversaria, definita «il peggio di un arcobaleno» e accusata di essere unita soltanto dall’obiettivo di «abbattere Peppe Ranuccio».
«Vi siete dimenticati che oggi il vostro avversario si chiama Francesco Cardone».
Il candidato ha poi difeso con forza la propria esperienza istituzionale da presidente del Consiglio comunale, ruolo che gli avversari avrebbero ridimensionato pubblicamente. Cardone ha parlato di un incarico svolto «con onestà, dedizione, trasparenza e lealtà», accusando gli oppositori di avere svilito non solo la sua figura, ma quella dell’intero Consiglio comunale.
«Vergognatevi», ha scandito dal palco leggendo alcuni post social pubblicati contro di lui. «L’offesa non va a me, ma ai consiglieri comunali che oggi si candidano a rappresentare la città».
Nel passaggio successivo il candidato ha allargato il discorso al funzionamento del Consiglio comunale, sottolineando che anche i consiglieri di minoranza, quando necessario, avrebbero dimostrato senso istituzionale votando insieme alla maggioranza provvedimenti utili alla città.
«Questa è la politica. Il Consiglio comunale che i cittadini dovranno scegliere dovrà concentrarsi e votare insieme le cose che si vogliono fare nell’interesse di Palmi».
Uno dei momenti più accesi ha riguardato lo sport. Cardone ha contestato l’idea che il dibattito sportivo cittadino possa essere ridotto alla sola Palmese, ricordando il sostegno garantito negli anni a diverse discipline: dalla ginnastica all’atletica, dalla pallavolo al basket.
«Qualunque sport a Palmi è stato sostenuto da questa amministrazione».
Sulla Palmese, Cardone ha respinto ogni accusa di disinteresse e ha attaccato chi avrebbe legato il futuro della società all’esito elettorale. «Per quanto mi riguarda, la Palmese rimarrà esattamente dove si trova, al campo sportivo Lopresti, e avrà tutta l’attenzione della mia amministrazione».
Il candidato ha inoltre contestato le dichiarazioni di chi avrebbe subordinato investimenti economici nella società sportiva a una sua eventuale sconfitta elettorale. «Questo è l’amore che avete per la città?», ha chiesto polemicamente dal palco.
Cardone ha poi difeso l’operato amministrativo complessivo, ricordando gli interventi alla Marinella, a Sant’Elia, alla Tonnara, sulle strutture sportive, sui campi da tennis e sui parchi gioco, compresi quelli previsti in via Toscanini e presso l’Istituto magistrale.
Ha respinto l’accusa di opere concentrate in prossimità del voto, spiegando che i tempi delle opere pubbliche dipendono da procedure, finanziamenti e passaggi tecnici. Come esempio ha citato anche l’inaugurazione dell’aeroporto dello Stretto a Reggio Calabria, sottolineando di avere preferito ringraziare per l’opera anziché polemizzare sulla tempistica elettorale.
Cardone ha citato inoltre la stabilizzazione di 14 lavoratori, definendola un risultato «straordinario» per altrettante famiglie, e ha rivendicato un’idea di amministrazione fondata sulla programmazione: «Non è la tempistica a essere eccezionale, è il risultato».
Tra i passaggi più applauditi della serata anche quello dedicato alle politiche abitative. Cardone ha annunciato che 211 alloggi popolari potranno essere assegnati alle famiglie che già li occupano, definendo il risultato «un sogno realizzato per 211 famiglie». E ha aggiunto: «Non saranno le ultime».
Ampio spazio è stato dedicato anche ai quartieri periferici e alle aree costiere della città. Cardone ha citato Tonnara, Pietrenere, Ciambra e la zona della stazione, spiegando di avere scelto durante la campagna elettorale di «metterci la faccia» andando personalmente nei territori ad assumere impegni «connotati da credibilità, lealtà e trasparenza».
Riferendosi in particolare alla Tonnara, il candidato ha sostenuto che l’accoglienza ricevuta sarebbe stata diversa rispetto a quella riservata ad altri esponenti politici proprio per il rapporto costruito sul piano umano e della sincerità. «Hanno apprezzato il coraggio, la sincerità e la trasparenza».
Da qui l’annuncio di una ripartenza dei progetti legati alle periferie e alle zone costiere già a partire dall’estate. Secondo Cardone, sarà proprio da quei territori che dovrà passare il rilancio turistico, commerciale e culturale della città.
«Da lì rinasceranno il turismo, il commercio e la cultura di Palmi».
Sul futuro, il candidato ha annunciato alcuni dossier ritenuti centrali: l’internalizzazione della raccolta dei rifiuti attraverso la PPM, il possibile rafforzamento occupazionale della società partecipata, l’avanzamento del PSC e le prospettive di ripresa dell’edificazione anche nel centro storico.
Infine, Cardone ha affrontato il tema della crisi idrica, respingendo le ironie degli avversari e rivendicando l’intesa raggiunta con Sorical per il collegamento al nuovo pozzo del Petrace.
«Il problema dell’approvvigionamento idrico è risolto», ha detto, riferendosi in particolare alla zona dal centro città verso Sant’Elia.
Nel finale del comizio il candidato ha voluto chiamare sul palco tutti i candidati delle liste che lo sostengono, trasformando gli ultimi minuti della serata in un grande appello alla compattezza del gruppo.
«A differenza di altri non c’è bisogno di presentarli uno ad uno, perché la differenza la fa la squadra, la coesione, la condivisione di un progetto».
Cardone ha definito i candidati «ragazze e ragazzi straordinari» che si starebbero spendendo non per interessi personali ma perché convinti della bontà del progetto politico costruito negli ultimi anni.

«Sono stato accolto da loro come uno di loro. Non sarò mai uno diverso da loro».
Quindi la promessa finale alla città, pronunciata con toni fortemente emotivi davanti alla piazza in piedi ad applaudire: «Ci ho messo la faccia e ci metterò la vita».
Un ultimo passaggio identitario, quasi personale, ha chiuso il comizio: «Comunque vada, io sono figlio di questa città».
Deborah Serratore





