“Difendere Palmi”: Ranuccio e Cardone lanciano la sfida elettorale tra continuità amministrativa, opere pubbliche e visione per il futuro
PALMI – Una lunga serata politica costruita attorno a un’idea precisa: difendere il lavoro svolto negli ultimi nove anni e trasformarlo nel punto di partenza della nuova sfida elettorale. Il primo grande comizio pubblico insieme di Giuseppe Ranuccio e Francesco Cardone, alla Villa Comunale Mazzini, ha assunto i toni di un vero passaggio di testimone politico ed emotivo tra il sindaco uscente e il candidato chiamato a raccoglierne l’eredità.
Ad aprire l’incontro è stata Valentina Caratozzolo, che ha letto un messaggio scritto da Giuseppe Ranuccio, scritto in un momento in cui era impossibilitato a partecipare perché a Milano. Un testo intenso, personale, a tratti amaro, nel quale il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ha riflettuto sulla conclusione del proprio secondo mandato da sindaco e sul clima politico cittadino.
«Sono rimasti pochi mesi alla fine di questo mio secondo mandato», scrive Ranuccio, spiegando di conoscere perfettamente dinamiche, movimenti e posizionamenti politici interni, ma di voler comunque mantenere «un atteggiamento da signore fino in fondo». Un messaggio attraversato da riferimenti all’“irriconoscenza”, ai “tradimenti” e alla volontà di continuare comunque a impegnarsi «in maniera pulita e totale per il bene della città».
Quando poi prende la parola dal palco, il tono cambia immediatamente. Ranuccio apre l’intervento prendendo le distanze da alcune espressioni offensive circolate durante la campagna elettorale. «Chi usa certi termini mai e poi mai potrebbe avere un ruolo di governo nella città di Palmi», afferma, chiedendo agli avversari di fare altrettanto.
Da qui parte una lunga riflessione sull’“ipocrisia” politica e sulle tensioni delle ultime settimane. L’ex sindaco ricorda le offese subite durante i nove anni di amministrazione, ma sostiene di non avere mai trasformato quelle vicende in campagne vittimistiche. «Questa sera squarceremo il velo di maia e riscopriremo la parola dignità», dichiara, contrapponendo dignità e vergogna come valori morali e politici.
Non manca un passaggio dedicato alla Consulta giovanile, elogiata per la propria autonomia, e alla mancata partecipazione di altri candidati ai confronti pubblici. «Il confronto è il momento più alto della civiltà politica», osserva, ricordando di avere affrontato dibattiti pubblici già alla sua prima candidatura da giovanissimo.
Il cuore del comizio resta però il bilancio amministrativo dei nove anni trascorsi alla guida della città. Ranuccio parla esplicitamente di «passaggio di consegne» e invita i cittadini a scegliere il futuro sindaco non sulla simpatia personale ma sulle competenze amministrative. «Quando una persona sta male non cerca il medico più simpatico, ma il professionista migliore», dice spiegando così il sostegno convinto a Francesco Cardone.
L’ex sindaco torna sulle condizioni in cui, secondo il suo racconto, versava il Comune al momento dell’insediamento della sua amministrazione: una città «sporca, buia e sull’orlo del dissesto». Evoca i cumuli di rifiuti davanti a Palazzo San Nicola e rivendica il lavoro svolto per risanare i conti pubblici, evitare il dissesto finanziario e rilanciare l’immagine di Palmi.
«Non siamo stati perfetti, ma abbiamo fatto miracoli», afferma, insistendo soprattutto sulla gestione economica, sull’aumento della raccolta differenziata e sulla tenuta dei bilanci comunali.
Tra i progetti simbolo citati da Ranuccio emerge “Palmi città felice”, il piano di riqualificazione urbana legato ai parchi giochi e alle aree attrezzate nei quartieri cittadini. «Vi dà fastidio vedere dei bambini felici?», domanda polemicamente agli avversari, ricordando come quelle aree abbiano sostituito zone degradate e abbandonate.
Ampio spazio viene dedicato anche allo sport, alle nuove palestre, alle associazioni sportive e al riconoscimento di “Palmi città dello sport”, definito il risultato di un lavoro concreto sul territorio. L’ex sindaco parla poi delle opere pubbliche avviate, dal palazzetto dello sport accanto alla Casa della Cultura agli interventi sulla Tonnara e sul lungomare, assicurando che i lavori proseguiranno nonostante le polemiche.
«Ho quasi dimenticato di portare le forbici e il nastro tricolore al futuro sindaco», scherza dal palco, sostenendo che nei prossimi mesi verranno inaugurate numerose opere già finanziate e in corso di realizzazione.
Ranuccio contesta poi la narrazione di una città “in emergenza”, accusando gli avversari di continue contraddizioni sui temi amministrativi, sulla Varia e sulla gestione cittadina. «Non c’è un’idea condivisa, se non battere Peppe Ranuccio», afferma.
Rivendica inoltre di avere costruito una nuova classe dirigente cittadina. «Ovunque guardi nelle liste vedo il mio zampino», dice sorridendo, riferendosi ai tanti ex collaboratori oggi presenti anche in altri schieramenti. Da qui la stoccata: «Qualche delfino sogna di diventare un’orca e scopre di essere una remora».
L’ex sindaco insiste più volte sulla stabilità della propria coalizione, contrapponendola a quella avversaria, definita «raffazzonata» e priva di una leadership chiara. Rivendica anche i riconoscimenti ottenuti dall’amministrazione, dal premio trasparenza a quello su ambiente e legalità assegnato da Libera e Legambiente.
Nel finale il tono diventa quasi solenne. «Abbiamo il dovere di difendere questa città», dice rivolgendosi direttamente a Francesco Cardone, evocando il rischio di un ritorno «ai tempi dei veleni, delle sfiduce e dei commissariamenti».
Quando prende la parola, Cardone raccoglie apertamente questa eredità politica. «Capacità, competenza, onestà, lealtà, continuità, dignità», scandisce dal palco, definendo la propria candidatura «un sogno» e ringraziando i sostenitori presenti.
Il candidato sindaco insiste soprattutto sulla necessità dell’esperienza amministrativa. «Chi non ha esperienza politico-amministrativa rischia di fare danni irreversibili», afferma, spiegando di avere scelto una campagna elettorale basata sul racconto diretto del programma e sul confronto con i cittadini.
Anche Cardone torna sul tema del confronto pubblico mancato, definendolo «il momento più alto della civiltà politica». «Il programma si racconta, non si legge», sostiene, sottolineando come chi conosce davvero il proprio progetto non abbia timore del dialogo.
Il candidato sindaco entra poi nel merito delle polemiche delle ultime settimane. Sulla Varia chiarisce che la festa si svolgerà regolarmente il 30 agosto 2026, essendo già stata deliberata dall’amministrazione comunale, mentre le valutazioni sulla Fondazione verranno fatte solo dopo un’attenta verifica contabile. Rivolge inoltre un ringraziamento pubblico a Leonardo Rao e al consiglio di amministrazione per il lavoro svolto in una fase complessa.
Cardone difende poi la comunicazione sull’apertura della sede decentrata del Conservatorio Cilea, spiegando di avere semplicemente illustrato il contenuto di una delibera ufficiale del consiglio di amministrazione. «Non ho annunciato l’apertura, ma l’avvio dell’iter», precisa.
Ampio spazio anche ai parchi giochi cittadini e al progetto “Palmi città felice”. Cardone racconta di essere passato proprio quel giorno dal parco di Tauriana trovandolo «pieno di bambini che giocavano» e critica le ironie circolate sui social persino sul gonfiabile presente durante l’inaugurazione. «È possibile fare ironia anche su questo?», domanda.
Affronta poi il tema delle inaugurazioni in campagna elettorale, rivendicando il diritto-dovere dell’amministrazione di continuare a lavorare fino all’ultimo giorno utile del mandato. Per spiegare il concetto cita anche l’inaugurazione dell’aeroporto “Domini dello Stretto” di Reggio Calabria, osservando che nessuno in quel caso ha contestato la coincidenza con la campagna elettorale.
Nella parte finale del suo intervento Cardone sceglie però di concentrarsi soprattutto sulla visione futura della città. Il candidato sindaco parla di sanità, sviluppo economico, turismo e fascia costiera, delineando quello che definisce «un programma concreto».
Sull’ospedale della Piana rivendica di non avere mai alimentato polemiche sui ritardi del cantiere. «Io sogno di vedere le ruspe lavorare giorno e notte», afferma, aggiungendo che sarebbe pronto a congratularsi pubblicamente con il presidente Roberto Occhiuto qualora l’opera venisse completata entro il mandato regionale. «La tutela del diritto alla salute viene prima delle appartenenze politiche», sostiene.
Nel frattempo, però, Cardone rilancia il tema della sanità territoriale e delle Case di comunità, ringraziando pubblicamente l’associazione ProSalus per l’impegno dimostrato negli anni. «Quando alcuni politici erano distratti, c’era chi lavorava concretamente», osserva.
Sul fronte economico il candidato sindaco annuncia l’intenzione di rivedere la tassa di soggiorno, soprattutto nei periodi invernali, per incentivare il turismo fuori stagione, e di alleggerire progressivamente la pressione fiscale sulle imprese. «È arrivato il momento di restituire qualcosa a chi ha investito negli anni», dichiara.
Il cuore della sua idea di sviluppo resta però la fascia costiera. Cardone cita Tonnara, Pietrenere, Scinà e le altre località marine come «il cuore pulsante della città» e indica nello sviluppo turistico-balneare uno degli assi strategici della futura amministrazione.
Tra le proposte concrete annunciate ci sono il ritorno di alcuni uffici comunali sul territorio costiero, l’istituzione di una guardia medica estiva alla Tonnara e l’apertura di sportelli Bancomat lungo tutta la fascia costiera. «Non è possibile che in una località turistica non si possa neppure prelevare denaro», osserva.
Cardone annuncia inoltre due grandi aree parcheggio gratuite collegate al litorale attraverso servizi navetta, con l’obiettivo di migliorare la mobilità estiva e la fruizione turistica della costa.
Tra le idee più simboliche emerge invece la “Festa delle Radici”, iniziativa pensata per richiamare a Palmi gli emigrati palmesi sparsi in Italia e nel mondo attraverso convenzioni, eventi e un premio dedicato ai cittadini distintisi fuori dal territorio cittadino. «Dobbiamo riconoscenza a chi ha diffuso il nome di Palmi fuori dai nostri confini», afferma.
Nel finale il candidato sindaco torna sul proprio stile politico, rivendicando di avere parlato soprattutto di programma e non degli avversari. «Io non mi sento diverso da voi», dice rivolgendosi alla folla. «Sarò soltanto quello che porterà le vostre istanze e combatterà per questa città».
Le ultime parole diventano una promessa politica e personale insieme: «Difenderò Palmi con tutte le mie forze, perché Palmi è una città che non ha uguali».
Poi l’appello conclusivo ai sostenitori, a pochi giorni dal voto: «Non vi dovete distrarre adesso. È ora che dobbiamo combattere più di prima, perché il 25 sera io sarò il sindaco di questa città».
Deborah Serratore




