«Le istituzioni appartengono ai cittadini»: Giovanni Calabria chiude la campagna tra appello al dialogo, peso delle parole e visione di una “Palmi più bella”

PALMI – Un ultimo appello al voto costruito sul linguaggio delle istituzioni, sul valore delle parole e sull’idea della politica come servizio alla comunità. Ma anche una chiusura di campagna in cui non sono mancati messaggi politici diretti, richiami al futuro della città e qualche stoccata all’avversario.

L’ultimo comizio del candidato sindaco Giovanni Calabria si è aperto con l’intervento del consigliere regionale Giuseppe Mattiani, salito sul palco per rilanciare il sostegno alla candidatura e per delineare la visione di città che, a suo avviso, la coalizione intende proporre.

 

Screenshot_20260523_164709_Facebook

«Tu sei la persona che abbiamo voluto, che abbiamo scelto, che questa gente ha scelto, che domenica e lunedì andrà a votare», ha detto Mattiani rivolgendosi direttamente a Calabria. «Ti andrà a votare perché vuole una Palmi più bella, una Palmi più ambiziosa, una Palmi che guarda al futuro, una Palmi a misura di bambino, di ragazzo, di adulto, di nonno. Vuole una Palmi diversa, vuole una Palmi bella».

Il consigliere regionale ha quindi trasformato il sostegno politico in un invito esplicito alla mobilitazione della piazza. «Il nostro candidato sindaco, Giovanni Calabria, sarà l’uomo giusto per cambiare le sorti di questa città. Andiamo a vincere con Giovanni Calabria sindaco della città di Palmi».

Nel finale del suo intervento non è mancato un riferimento diretto all’altro candidato, Francesco Cardone. Mattiani ha raccontato di averlo visto durante gli ultimi giorni di campagna elettorale «molto nervoso, molto arrabbiato, a tratti anche un po’ velenoso», salvo poi attenuare il tono con un riferimento personale: «Non è la tua natura, ti conosco bene… Francesco, manca poco, giusto quarantotto ore e poi è finita. Ti voglio bene, Francesco».

Parole che hanno fatto da ponte all’ingresso sul palco di Giovanni Calabria, accolto dagli applausi dei sostenitori.

Screenshot_20260523_164633_Facebook

«Buonasera a tutti voi. Grazie per essere qui, grazie per l’affetto che mi avete dimostrato. Grazie soprattutto per avermi ascoltato durante questa campagna elettorale, sicuramente impegnativa ma entusiasmante».

Poi la premessa, quasi ironica, sul tema che nelle ultime settimane ha alimentato commenti e battute: la sua abitudine a leggere gli interventi pubblici.

«Consentitemi una premessa. Scusate se leggerò un po’ quello che ho da dirvi. In questa settimana si è scherzato molto sul fatto che io legga. E devo dire che l’ironia, quando intelligente, non mi è mai dispiaciuta».

Il candidato sceglie subito l’autoironia: «Le famose battutelle mi hanno anche permesso di fare autoironia. E vi assicuro che oltre a leggere, so anche scrivere». Una battuta seguita da un’altra frecciata scherzosa: «I nostri impegni mi hanno soltanto impedito di partecipare al Salone del Libro di Torino».

Ma dietro la scelta di leggere il proprio discorso, Calabria rivendica una motivazione precisa: la responsabilità delle parole.

«Sapete perché voglio leggere? Leggo ciò che ho scritto perché voglio pienamente dare un senso alle mie parole. Perché le parole hanno un peso. Hanno un valore. E chi ha rispetto delle persone deve avere rispetto anche delle parole che utilizza».

Da qui l’invito ai cittadini a riflettere sul significato del voto imminente.

«Tra poche ore Palmi farà una scelta importante. Una scelta che durerà cinque anni. Ma soprattutto una scelta che dirà quale idea abbiamo della nostra città, della politica e del futuro che vogliamo lasciare ai nostri figli».

Calabria chiede quindi di essere ascoltato non soltanto come candidato sindaco, ma come uomo cresciuto dentro la comunità palmese.

«Permettetemi di parlarvi non soltanto da candidato sindaco, ma da uomo che ha vissuto tutta la sua vita dentro questa comunità».

Ricorda di aver conosciuto la città «nelle sue giornate più belle, nelle sue paure, nei suoi silenzi», di averla vissuta «da ragazzo, da padre, da cittadino» e soprattutto di averla servita per anni indossando la divisa.

«Per vent’anni ho servito questa comunità da comandante della stazione Carabinieri».

È proprio da questa esperienza nelle istituzioni che Calabria costruisce il cuore politico del suo discorso.

«Chi ha servito lo Stato sa una cosa fondamentale: le istituzioni non appartengono a chi governa. Le istituzioni appartengono ai cittadini».

Una frase che diventa il punto centrale del suo ragionamento: «Le istituzioni non sono strumenti di potere. Sono strumenti di servizio».

Da qui la volontà di prendere le distanze da un’idea della politica intesa come conquista del comando.

«Il mio impegno non è rivolto alla conquista del palazzo o a spodestare qualcuno, come si prova a lasciar intendere. Il mio vuole essere un impegno di servizio alla comunità».

Un servizio che, sottolinea, deve essere rivolto non soltanto ai propri sostenitori ma a tutta la città, compresi coloro che dissentono.

Screenshot_20260523_164656_Facebook9

«Un impegno rivolto anche a chi legittimamente ha una visione diversa rispetto a come si possa amministrare questa città. A chi non è soddisfatto. A chi vuole esprimere liberamente un’opinione di garbato dissenso, senza per questo essere definito odiatore sociale».

Parole che richiamano uno dei temi più ricorrenti della campagna: il clima politico e il rapporto con il dissenso.

«Amministrare non significa esercitare un potere o ostentare un pennacchio. Amministrare significa prendersi cura di una comunità. Di tutta la comunità».

E ancora: «Senza pretendere applausi, senza pretendere gratitudine, ma avendo il dovere di dare risposte concrete ai cittadini, giustamente esigenti».

Uno dei passaggi più significativi del discorso riguarda il futuro della macchina amministrativa comunale e le preoccupazioni diffuse durante la campagna elettorale su un possibile cambio radicale nella gestione dell’ente.

«In questi mesi c’è l’idea che io possa stravolgere gli equilibri all’interno della macchina comunale, creare esplosioni o addirittura smantellare servizi. Io invece credo esattamente il contrario».

La risposta è netta.

«Il personale comunale è una risorsa. Tutto il personale».

Per Calabria, il compito dell’amministrazione non è destabilizzare gli uffici ma valorizzare le professionalità presenti.

«Chi amministra ha soltanto il dovere di mettere ogni lavoratore nelle condizioni migliori per operare, valorizzando meriti, competenze e dignità. Sempre. Perché la stella polare di chi governa deve essere il rispetto della persona».

Arriva quindi uno dei passaggi più applauditi della serata, con un’immagine volutamente ironica destinata a smentire le narrazioni più allarmistiche circolate sul suo conto.

«Lasciatemi tranquillizzare tutti. Non sarò il Nerone del prossimo quinquennio. Non mi piace giocare con il fuoco».

La parte finale del discorso torna sui criteri che, secondo il candidato, dovrebbero guidare l’azione amministrativa.

«Noi vogliamo semplicemente amministrare questa città con equilibrio, competenza e senso di responsabilità».

E soprattutto con una selezione della classe dirigente basata sulle capacità e non sugli equilibri politici.

«Siamo convinti che le scelte debbano ricadere su donne e uomini capaci. Scelte non sulla base di logiche di spartizione, né tantomeno sulla base dei numeri. Ma scelte sulla base del merito».

Una chiusura volutamente sobria, distante dai toni incendiari spesso tipici dei finali di campagna elettorale, con cui Giovanni Calabria ha affidato il proprio ultimo messaggio agli elettori a un concetto preciso: non la conquista del potere, ma l’idea di una politica intesa come servizio, dialogo e responsabilità verso l’intera comunità.

 

Deborah Serratore

 

Schermata 2023-10-02 alle 10.21.27