Palmi ha scelto Calabria. Ma il voto racconta molto di più di una semplice alternanza
Più che una vittoria politica, quella di Giovanni Calabria sembra essere stata una vittoria di percezione umana, di fiducia personale, di riconoscibilità costruita nel tempo. Le urne di Palmi hanno consegnato un verdetto netto: 6177 voti contro 4468, il 58,03% contro il 41,97%. Ma dietro i numeri c’è un messaggio più complesso, che parla di identità, di bisogno di cambiamento, di consenso diffuso e, forse, anche di un certo affaticamento della città rispetto a un modello politico che pure aveva governato a lungo.
Calabria non ha vinto soltanto come candidato. Ha vinto, probabilmente, per la persona che molti cittadini sentono di conoscere già da anni. L’ex comandante della stazione dei carabinieri non è stato percepito soltanto come un nome da campagna elettorale, ma come un uomo della gente, presente nel tessuto sociale, vicino alle persone, protagonista negli anni di un impegno umano e sociale che ne ha costruito una reputazione trasversale. In una città piccola, dove il capitale relazionale pesa quasi quanto il programma politico, questo elemento ha avuto un valore enorme.
Ed è stata, bisogna dirlo, anche una scelta politica azzeccata di chi ha creduto in lui fin dall’inizio. Attorno a Calabria si è composto un arcobaleno strategico, fatto di esperienze amministrative, figure civiche, mondi associativi, relazioni personali e pezzi importanti della storia politica recente della città.
Tra le figure che hanno avuto un peso specifico nella costruzione della vittoria, diversi osservatori indicano innanzitutto Salvatore Celi, già assessore al bilancio nell’era Ranuccio, il cui consenso personale, soprattutto nel mondo giovanile, appare tutt’altro che marginale. Il percorso della Consulta Giovanile, la sua esperienza amministrativa e il rapporto costruito negli anni con una fascia di elettorato giovane e dinamica hanno probabilmente rappresentato un tassello importante del mosaico Calabria.
Così come non è passata inosservata la vicinanza di Andrea Cogliandro, volto noto del mondo degli eventi e dell’aggregazione cittadina, capace di intercettare sensibilità e ambienti spesso decisivi nelle campagne amministrative moderne.
Tra i fautori dell’operazione Calabria viene indicato da molti anche Gianmarco Oliveri, che negli ultimi due anni ha costruito una presenza politica fortemente caratterizzata sul terreno della comunicazione e del confronto via social. Una opposizione spesso serrata, quotidiana, talvolta dura nei toni, che ha contribuito ad alimentare un fronte critico nei confronti dell’amministrazione Ranuccio e a consolidare una narrazione alternativa del governo cittadino. Anche questo lavoro di costruzione del consenso e della critica politica, sviluppatosi in larga misura nello spazio digitale, sembra avere avuto un proprio peso nel clima che ha accompagnato il voto.
E poi c’è il capitolo sportivo, uno dei più accesi dell’intera campagna elettorale. Il sostegno di Giuseppe Mattiani e soprattutto la vicenda legata a Zeus Sergi e alla Palmese hanno inevitabilmente segnato il dibattito pubblico. Francesco Cardone, nel suo ultimo comizio, aveva apertamente contestato l’idea che lo sport palmese potesse coincidere esclusivamente con la Palmese, rivendicando gli investimenti dell’amministrazione uscente a favore di molte discipline sportive. Ma lo scontro si era acceso soprattutto attorno alle posizioni espresse dal patron della Palmese. Cardone ha sostenuto pubblicamente che Sergi avrebbe legato il proprio progetto sportivo e il futuro coinvolgimento con il club all’esito elettorale, arrivando — secondo il racconto del candidato — a escludere un proprio impegno qualora il contesto politico cittadino fosse stato favorevole a Cardone. Un passaggio che ha alimentato forti polemiche e contribuito a trasformare il tema Palmese una pagina dura dell’intera campagna elettorale, che ha contribuito ad alzare ulteriormente la temperatura del confronto.
Perché, inutile negarlo, è stata una campagna elettorale difficile, a tratti persino brutta. E forse è proprio questo il paradosso più evidente: davanti a due figure dal riconosciuto spessore umano come Giovanni Calabria e Francesco Cardone, il dibattito pubblico avrebbe potuto mantenere toni diversi. Invece, accanto ai candidati, una parte dei rispettivi supporters — soprattutto sui social e nel confronto politico quotidiano — ha spesso mostrato atteggiamenti ruvidi, spocchiosi, talvolta al limite della maleducazione, in particolare nei confronti dell’amministrazione Ranuccio e dello stesso Cardone. Un clima che non ha reso un buon servizio alla politica cittadina.
Eppure, ridurre la sconfitta di Cardone a un semplice voto contro l’amministrazione uscente sarebbe superficiale. Francesco Cardone si è trovato a inseguire fin dall’inizio un nome fortemente amato in città, provando comunque a costruire una squadra coesa, riconoscibile, sostenuta apertamente dall’ex sindaco Giuseppe Ranuccio. Una coalizione che ha mostrato unità e solidità politica. Ma qualcosa, probabilmente, si è incrinato non nel gruppo, bensì nella percezione di una parte della cittadinanza, che ha sentito il bisogno di cambiare figura di riferimento.
Lo stesso Cardone, nel riconoscere la sconfitta, ha parlato di una città “matura, capace di scegliere”, annunciando la volontà di continuare il proprio percorso dai banchi dell’opposizione. Parole istituzionali, che raccontano la consapevolezza di un progetto politico che non considera chiusa la propria esperienza.
Ma c’è anche un altro dato politico interessante. Guardando il nuovo assetto amministrativo, viene quasi da dire che nel governo Calabria ci sia comunque molto dell’esperienza Ranuccio. Non tanto sul piano formale, quanto nella presenza di diversi protagonisti, ex amministratori, uomini e donne di esperienza, mondi politici e amministrativi che negli anni hanno orbitato attorno alle precedenti stagioni di governo e che oggi si ritrovano, in forme diverse, dentro o vicini alla nuova maggioranza. Più che una rivoluzione totale, Palmi sembra aver scelto una ricomposizione diversa degli equilibri cittadini: un cubo di Rubik, che gira gira, porta sempre gli stessi colori.
Anche il voto di preferenza aiuta a leggere meglio il risultato. Nel campo di Cardone, la lista Cardone Sindaco si conferma la più forte della competizione con 2511 voti, trainata soprattutto da Solidea Schipilliti, autentica recordwoman della tornata con 698 preferenze. Dietro di lei Giuseppe Magazzù (367), Denise Iacovo (353), Gianluca Spampinato (308) e Rocco Misale (296).
Nella lista Indietro non si torna, il dato più significativo è quello di Roberto Filippone, con 380 preferenze, sfacelo invece per la lista “Palmi 365”, non basta il promettente Zerbonia.
Sul fronte Calabria, invece, il consenso appare più distribuito. La lista più forte è Palmi Migliore con 1929 voti, dove emerge il dato poderoso di Domenico La Capria (ex di Ranuccio II) con 526 preferenze, seguito da Ilenia Misale con 433 voti, protagonista di un vero e proprio exploit elettorale. Proveniente dall’esperienza della Consulta Giovanile (di Ranuccio), Misale conferma come il mondo giovanile e le nuove reti di partecipazione abbiano avuto un peso non secondario nell’affermazione della coalizione Calabria. Seguono Antonino Surace con 360 preferenze. In Partecipazione Cittadina brillano Francesco Fraccalvieri (453), Valentina Ferraro (330) e Cosimo Magliano (292). In Insieme per Palmi il più votato è Carmelo Melara (376), seguito da Luigi (Gino) Scarfone con 318 preferenze, che negli anni tanto ha dato al Quartiere Pille, il più popoloso di Palmi, ed ha dato vita a una collaborazione fruttifera con Ranuccio che ha portato alla realizzazione del “Parco Pille”. Terzo eletto della lista è Antonino Ioculano (238), mentre nella lista Faro spicca Pasquale Saffioti (324).
Numeri che suggeriscono una differenza politica significativa: Cardone ha potuto contare su forti individualità e su una lista molto potente; Calabria ha costruito la propria vittoria su una coalizione più equilibrata e diffusa.
Ma accanto al verdetto delle urne resta una domanda che nessun vincitore e nessun vinto dovrebbe ignorare. Su 17.519 aventi diritto, oltre seimila cittadini non si sono recati ai seggi. L’affluenza del 61,88% è un dato importante, ma racconta anche una distanza crescente di una parte della città dalla partecipazione politica.
La vittoria di Giovanni Calabria, dunque, non è soltanto l’inizio di una nuova amministrazione. È il punto di incontro tra consenso personale, reti civiche, desiderio di cambiamento e continuità sotterranee (ricordiamo il cubo). È anche l’inizio di una sfida più grande: riportare al centro della vita democratica quella parte di Palmi che oggi guarda la politica da lontano. E un interrogativo finale: riuscirà “l’uomo della gente” a tenere insieme i tanti colori del suo cubo di Rubik?
Deborah Serratore






