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“Ditelo alle femministe”
«Maria è libera perché sa ubbidire, Maria è una donna libera perché ha saputo obbedire». Così l’arcivescovo Giuseppe La Terza, che conclude con un esplicito:«ditelo a qualche femminista!».
Eppure, in Europa oltre un milione di cittadine e cittadini hanno firmato l’iniziativa popolare My Voice, My Choice, chiedendo aborto libero, sicuro e gratuito in tutti i Paesi dell’UE. Una richiesta che è arrivata in Parlamento europeo e ha ottenuto
358 voti favorevoli
Dopo parole come quelle pronunciate dall’arcivescovo, diventa evidente quanto sia necessario insegnare il consenso ed il rispetto reciproco, anche durante l’ora di religione, senza strumentalizzazioni. Ma non basta. Serve anche un’ora dedicata all’educazione sessuoaffettiva, per dare a tutte e tutti gli strumenti concreti per comprendere e praticare relazioni consapevoli. Perché sono proprio discorsi così che contribuiscono ad affondare i diritti di tuttə, rendendo accettabile l’idea che l’obbedienza
sia una qualità femminile.
Quando – si potrebbe proporre – una lettura diversa delle figure femminili, anche restando dentro la tradizione cristiana: donne libere non perché obbedienti, ma perché capaci di scegliere. Basterebbe pensare al film Maria Maddalen a di Garth Davis, con Rooney Mara, che restituisce l’immagine di una donna capace di andare contro i pregiudizi del suo tempo e contro una società profondamente patriarcale.
Il silenzio può anche essere una virtù, ma solo se sono le donne a praticarlo. Agli uomini nessuno chiede di tacere; alle donne, invece, viene spesso richiesto di fermarsi al pensiero afono. È lo stesso immaginario che sopravvive nel vecchio adagio sessista veneto: che la piasa, la tasa e la resta a casa- bella, zitta e a casa.
Caterina Muraca
Responsabile questioni di genere PRC – SE Calabria.