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Perché l’UE deve aver paura della uscita della Gran Bretagna dall’Europa? E non è la stessa GB a dover temere la propria uscita? In sintesi, la prospettiva con la quale è stata aperta la giornata è sbagliata. È avvenuta in realtà quasi una pulizia, un rafforzamento della stessa idea di UE. Un paese che davvero europeo non si era mai sentito ha fatto un passo quasi scontato. Il vero dato negativo sta nel fatto che, invece, qualcosa in Inghilterra era cambiato. I giovani e le persone che avevano davvero vissuto il loro essere cittadini europei avevano cominciato a far maturare l’opinione pubblica verso una maggiore consapevolezza dell’utilità politica di far parte dell’Ue e non solo opportunistica come in un primo momento il Paese aveva fatto.

Volendo ridurre tutto a concetti chiave (anche se molto complesso perché la costruzione di una entità come l’Ue non è stata facile e storicamente non ha precedenti), in ogni sconfitta subita dall’Unione Europea vince l’uso della paura. La paura dello “sconosciuto”, l’Europa per molti britannici è lontana, diversa, straniera e la politica “furba” sa usare questa debolezza per ottenere i propri risultati. Così è avvenuto ieri.
Non c’è da domandarsi cosa succederà all’Ue dopo l’uscita della GB, in un percorso formale di due anni, ma cosa avverrà nello Stato che intanto si troverà a dover rivedere tutto, la politica di accoglienza (come gestire gli stranieri?), la politica agricola, gli scambi internazionali, le dogane. Una normativa di recepimento Ue che dovrà venire soppiantata, cosa togliere, cosa lasciare? Non ultima la politica monetaria, i mercati di oggi dimostrano che non ci saranno sconti per nessuno e che l’euro verrà difeso per non vivere uno sconvolgimento ancora più devastante.
Mi dispiace per quegli inglesi che credevano del dinamismo dell’Ue e negli effetti che stava creando nel Paese.
L’ue deve piuttosto chiedersi se è giusto che alcune politiche come quella tedesca abbiano potuto spingere ad una sfiducia del cittadino, tanti anni di austerity hanno fiaccato l’aspettativa del cittadino.

È sull’entusiasmo del sentirsi cittadino, è nella costruzione del popolo europeo che bisogna lavorare. Perché sono programmi come l’Erasmus, fondo nel quale l’UE crede molto ma certo non con il più ricco, a salvare l’istituzione? Perché l’effetto è più sociale che economico, è il programma che più ci fa sentire europei perché mette in contatto un alto numero di giovani che stanno costruendo il proprio futuro e lo fanno mettendosi in relazione con i ragazzi e con le università degli altri paesi Ue.
Questa può essere la vittoria dell’Europa. Creare finalmente il suo popolo e ponendo dei paletti fermi non contro chi ne vuole uscire ma contro chi vuole dettare regole utilitaristiche. La società sta vivendo un periodo difficile ed è comodo strumentalizzare a proprio piacimento le paure e la rabbia dei cittadini. Ma è proprio su quelli che occorre agire.

La Direttora